Il sindaco di Panama e gli AirTag nascosti negli aiuti umanitari

Il caso degli AirTag inseriti negli aiuti umanitari inviati da Panama in Venezuela ha attirato molta attenzione perché mostra, in modo semplice e concreto, sia le potenzialità sia i limiti dei comuni localizzatori Bluetooth.

Il sindaco di Città di Panama, Mayer Mizrachi, aveva deciso di inserire alcuni Apple AirTag all’interno di scatole contenenti aiuti destinati alle popolazioni colpite da un’emergenza. L’obiettivo dichiarato era controllare il percorso delle donazioni e verificare che pannolini, acqua, detergenti e altri beni di prima necessità arrivassero realmente nelle zone previste.

L’iniziativa aveva quindi un’intenzione comprensibile e positiva: garantire trasparenza ai cittadini che avevano contribuito alla raccolta e ridurre il rischio che gli aiuti venissero persi, sottratti o deviati durante il trasporto.

Il sistema sembrava semplice: nascondere un AirTag dentro alcune confezioni, spedire le scatole e controllarne la posizione attraverso l’app “Dov’è” di Apple.

Uno dei dispositivi, però, risultò localizzato a Maturín, nello Stato venezuelano di Monagas, a centinaia di chilometri dalla zona alla quale gli aiuti erano inizialmente destinati. Nella schermata diffusa pubblicamente si vedeva l’AirTag denominato “Ayuda Humanitaria 4”, localizzato in Avenida Orinoco, a Maturín. L’ultima posizione risultava aggiornata alle 15:44 del giorno precedente.

Quella schermata sollevò immediatamente una domanda: perché una scatola contenente aiuti umanitari si trovava così lontano dalla zona dell’emergenza?

Il sindaco aveva probabilmente pensato di poter utilizzare l’AirTag come un normale localizzatore per merci. È possibile, però, che non avesse considerato pienamente una caratteristica fondamentale del sistema Apple: gli AirTag sono dotati di funzioni anti-pedinamento progettate per avvertire le persone quando un dispositivo sconosciuto si muove insieme a loro.

Questo dettaglio potrebbe aver compromesso l’intera operazione di controllo.

Che cosa voleva fare il sindaco

L’intenzione del sindaco non sembrava essere quella di controllare segretamente una persona. L’obiettivo era seguire le scatole e verificare il corretto arrivo degli aiuti.

Gli AirTag erano stati inseriti nei prodotti per creare una sorta di controllo indipendente rispetto ai normali documenti di trasporto. In altre parole, oltre alle dichiarazioni dei responsabili della spedizione, il Comune avrebbe avuto una conferma digitale della posizione di alcune confezioni.

Il ragionamento poteva sembrare corretto:

  • l’AirTag è piccolo;
  • costa relativamente poco;
  • non richiede una scheda SIM;
  • non prevede un abbonamento mensile;
  • può essere visto a distanza attraverso la rete Apple;
  • la batteria può durare diversi mesi;
  • il dispositivo può essere inserito in una scatola senza modificare significativamente il peso del carico.

Per un’amministrazione che voleva controllare alcune spedizioni senza installare un vero sistema professionale di logistica, l’AirTag appariva come una soluzione rapida ed economica.

L’errore, probabilmente, è stato considerarlo un localizzatore invisibile e silenzioso.

L’AirTag, infatti, non è nato per il controllo professionale delle merci o delle persone. È stato progettato principalmente per aiutare il proprietario a ritrovare chiavi, borse, valigie, zaini e altri oggetti personali smarriti.

Per evitare che venga utilizzato per seguire una persona senza consenso, Apple ha introdotto specifici sistemi di sicurezza.

Come funziona realmente un AirTag

Un AirTag non è un localizzatore GPS tradizionale.

Non contiene una scheda SIM e non comunica direttamente con la rete cellulare. Il dispositivo trasmette un segnale Bluetooth che può essere rilevato dagli iPhone e dagli altri dispositivi Apple presenti nelle vicinanze.

Quando un iPhone passa vicino all’AirTag, può rilevarne il segnale e comunicare in modo protetto la posizione alla rete “Dov’è”. Il proprietario dell’AirTag vede quindi la posizione o l’ultima area nella quale il dispositivo è stato rilevato.

Questo sistema funziona molto bene nelle città e nei luoghi frequentati, perché è sufficiente che nelle vicinanze passi un dispositivo Apple.

Il proprietario dell’AirTag non deve conoscere la persona che possiede l’iPhone utilizzato per il rilevamento. La rete opera in modo collaborativo: milioni di dispositivi Apple contribuiscono indirettamente alla localizzazione degli oggetti smarriti.

Questa tecnologia è molto efficace, ma presenta un limite evidente per chi desidera inserire un AirTag all’interno di una spedizione senza che il trasportatore se ne accorga.

Se l’AirTag rimane per un certo periodo separato dal telefono del proprietario e si muove insieme a un’altra persona, il telefono di quella persona può rilevare il comportamento anomalo.

La funzione anti-pedinamento

Immaginiamo che una scatola con un AirTag venga caricata su un furgone.

Il proprietario dell’AirTag, cioè chi lo ha registrato sul proprio account Apple, rimane a Panama. La scatola parte e viene trasportata per ore da un autista che possiede un iPhone oppure un telefono Android compatibile con i sistemi di rilevamento dei tracker sconosciuti.

Il telefono dell’autista può accorgersi che un dispositivo Bluetooth non appartenente al suo proprietario si sta muovendo insieme a lui.

A quel punto può comparire un avviso simile a:

“AirTag trovato in movimento con te.”

Oppure una notifica relativa a un dispositivo di localizzazione sconosciuto rilevato nelle vicinanze.

La persona che riceve l’avviso può aprire la notifica e ottenere informazioni sul tracker. In molti casi può vedere il tragitto durante il quale il dispositivo è stato rilevato, farlo suonare oppure richiedere una bonifica per individuarlo.

Questa funzione è stata creata per proteggere le persone dal pedinamento indesiderato. È quindi una caratteristica importante e positiva per la sicurezza personale.

Nel caso degli aiuti umanitari, però, potrebbe aver segnalato la presenza dell’AirTag proprio alla persona che trasportava o riceveva la scatola.

È ragionevole pensare che il sindaco avesse considerato l’AirTag solamente come uno strumento di localizzazione e che non fosse pienamente consapevole delle conseguenze della funzione anti-stalking.

Non è possibile sapere con certezza se il sindaco conoscesse o meno questa caratteristica. Tuttavia, l’utilizzo dell’AirTag come dispositivo nascosto all’interno di una spedizione lascia pensare che il rischio di allerta non fosse stato valutato completamente.

Come potrebbe essere stato scoperto

La possibile sequenza degli eventi è abbastanza semplice.

L’AirTag viene inserito nella confezione degli aiuti e parte insieme alla spedizione. Durante il viaggio, il dispositivo viene rilevato da vari iPhone e la posizione viene aggiornata sulla rete “Dov’è”.

A un certo punto la scatola arriva a Maturín oppure viene caricata su un mezzo diretto verso quella città.

Il telefono del trasportatore o del destinatario rileva la presenza di un AirTag sconosciuto che continua a spostarsi insieme a lui.

Il telefono genera un avviso.

La persona legge la notifica e fa suonare il dispositivo. Anche se l’AirTag è nascosto dentro una confezione, il suono può aiutare a identificarne la posizione.

Una volta trovata la scatola corretta, la persona può aprirla, recuperare l’AirTag e disattivarlo.

Per spegnere un AirTag non servono strumenti particolari. È sufficiente aprire il coperchio e rimuovere la batteria.

Da quel momento il dispositivo smette di trasmettere.

L’app “Dov’è” continua però a mostrare l’ultima posizione ricevuta, con la data e l’orario dell’ultimo aggiornamento.

Questo potrebbe spiegare perché, nella schermata resa pubblica, l’AirTag risultava fermo a Maturín e aggiornato al giorno precedente.

airtag nascostoChe cosa significa “ultima posizione ieri”

La scritta “Yesterday at 3:44 PM” non significa necessariamente che l’AirTag si trovasse ancora nello stesso luogo al momento in cui veniva mostrata la schermata.

Significa soltanto che l’ultima comunicazione ricevuta dalla rete risaliva alle 15:44 del giorno precedente.

Dopo quell’orario, il dispositivo non era più stato rilevato.

Le possibili spiegazioni sono diverse:

  • la batteria potrebbe essere stata rimossa;
  • l’AirTag potrebbe essere stato danneggiato;
  • potrebbe essere stato separato dalla scatola;
  • potrebbe essere stato lasciato in un luogo senza dispositivi Apple nelle vicinanze (inverosimile!);
  • potrebbe essere stato inserito in un ambiente schermante (tipo gabbia di faraday);
  • la batteria potrebbe essersi scaricata ( i dispositivi erano nuovi, poco probabile);
  • il dispositivo potrebbe essere stato distrutto o gettato.

Non è quindi possibile sostenere con certezza che qualcuno abbia trovato l’AirTag e rimosso la batteria.

La cessazione improvvisa degli aggiornamenti, però, è perfettamente compatibile con questa ipotesi, soprattutto se prima il dispositivo aveva aggiornato regolarmente la propria posizione.

In una città popolata, dove è probabile che siano presenti molti dispositivi Apple, un AirTag acceso tende normalmente a essere rilevato prima o poi. Se smette completamente di aggiornarsi, la disattivazione fisica diventa una spiegazione plausibile.

L’AirTag non documenta tutto il percorso

Un ulteriore limite dell’AirTag è rappresentato dalla mancanza di una vera funzione professionale di storico del tragitto.

L’app “Dov’è” è pensata soprattutto per mostrare dove si trova un oggetto o dove è stato visto l’ultima volta. Non nasce come piattaforma completa di monitoraggio logistico.

In un’operazione come quella del sindaco di Panama, sarebbe stato utile poter consultare una cronologia dettagliata:

  • ora della partenza;
  • posizione dei vari rilevamenti;
  • soste;
  • passaggio da un deposito;
  • trasferimento su un altro mezzo;
  • arrivo nella zona prevista;
  • eventuale successivo spostamento verso un’altra città;
  • orario esatto dell’ultimo segnale.

Una cronologia del genere avrebbe permesso di capire se la scatola fosse arrivata inizialmente nella zona dell’emergenza per poi essere trasferita a Maturín oppure se fosse stata deviata prima di raggiungere la destinazione.

Con la sola ultima posizione, invece, si può sapere dove il dispositivo è stato rilevato, ma non sempre è possibile ricostruire l’intero percorso con precisione.

Il confronto con il PB708

Il PB708 è un localizzatore Bluetooth pensato per il controllo dei beni, oggetti di valore, auto  di lusso, moto e dispositivo investigativo . Non deve essere confuso con un normale GPS satellitare dotato di SIM.

Anche il PB708 può utilizzare una rete collaborativa di dispositivi per comunicare la propria posizione, ma presenta caratteristiche differenti rispetto all’AirTag.

Nel confronto considerato in questo articolo, il PB708 viene configurato per il monitoraggio autorizzato di beni, merci, confezioni e attrezzature.

Una delle differenze più importanti riguarda gli avvisi anti-pedinamento.

L’AirTag è immediatamente riconosciuto dai sistemi Apple come un dispositivo della famiglia “Dov’è” dotato di funzioni anti-stalking. Se viaggia per un periodo insieme a una persona che non è il proprietario, può generare una notifica.

Il PB708, nella configurazione descritta per il controllo dei beni, non si comporta come un AirTag tradizionale e non genera gli stessi avvisi automatici tipici del sistema anti-pedinamento Apple o Android.

Questo significa che il trasportatore non riceve sul telefono una notifica che segnala la presenza del localizzatore.

È comunque importante precisare che il comportamento di qualsiasi dispositivo può dipendere dal firmware, dalla piattaforma utilizzata, dal protocollo radio e dagli aggiornamenti futuri dei sistemi operativi.

Il punto centrale, però, è chiaro: il PB708 nasce con una logica più vicina all’asset tracking, cioè al controllo dei beni di lusso, rispetto a un AirTag consumer progettato per ritrovare chiavi o bagagi smarriti.

La funzione di storico

Uno dei vantaggi più interessanti del PB708 è la possibilità di consultare lo storico delle posizioni.

Lo storico consente di vedere non soltanto l’ultima posizione conosciuta, ma anche una sequenza di rilevamenti associati a data e ora.

Per un’azienda, un’organizzazione umanitaria o un investigatore privato, questa funzione può fare una grande differenza.

Supponiamo che un pacco parta alle 8:00 da un magazzino.

La piattaforma potrebbe registrare:

  • partenza alle 8:12;
  • passaggio da un centro logistico alle 10:35;
  • sosta di due ore;
  • nuova posizione alle 13:04;
  • arrivo nella città prevista alle 17:20;
  • successivo trasferimento alle 20:15;
  • se la merce viene spostata di notte o se viene rubata.

In questo modo non si vede soltanto un punto su una mappa. Si può ricostruire la dinamica dello spostamento.

Nel caso degli aiuti umanitari, uno storico dettagliato avrebbe potuto chiarire molti dubbi.

Si sarebbe potuto verificare se il pacco fosse arrivato prima a La Guaira e poi fosse stato portato a Maturín. Oppure se avesse seguito fin dall’inizio un percorso differente.

La differenza è importante.

Se la scatola fosse arrivata correttamente nella zona del disastro e fosse stata successivamente consegnata a una famiglia trasferitasi a Maturín, non si potrebbe parlare automaticamente di deviazione illegittima.

Se invece il pacco non avesse mai raggiunto la destinazione prevista, lo storico avrebbe mostrato una possibile anomalia nella distribuzione.

L’orario preciso dei rilevamenti consente quindi di interpretare meglio il significato della posizione.

Un dispositivo più facile da integrare negli oggetti

Un AirTag ha una forma rotonda e riconoscibile. Anche se è piccolo, presenta uno spessore evidente e una struttura rigida.

Se inserito dentro una scatola, può essere trovato durante un controllo fisico oppure localizzato attraverso il suono.

Il PB708 è progettato con una forma molto più sottile e piatta. Può essere integrato in modo discreto all’interno di un imballaggio, di una confezione, di un contenitore o di un bene aziendale.

La sua forma consente di collocarlo senza creare il tipico rigonfiamento prodotto da un dispositivo rotondo e spesso.

Questo non significa che debba essere usato per nascondere un localizzatore addosso a una persona. Significa che, nel controllo legittimo di beni propri, può essere integrato nell’oggetto senza alterarne la normale struttura.

Per esempio, può essere utilizzato per:

  • controllare attrezzature aziendali;
  • monitorare colli e imballaggi;
  • localizzare beni durante il trasporto;
  • verificare la permanenza di un oggetto in un deposito;
  • ritrovare strumenti di lavoro;
  • monitorare mezzi o beni sui quali si abbia un diritto legittimo;
  • controllare la distribuzione di merci autorizzate.

La forma sottile rende più difficile che una persona non preparata lo riconosca immediatamente.

Perché è difficile trovarlo con un normale rilevatore

Molte persone pensano che un generico rilevatore di microspie possa trovare facilmente qualsiasi localizzatore.

In realtà, la situazione è più complessa.

I rilevatori di radiofrequenze misurano la presenza di segnali radio nell’ambiente. Possono reagire a telefoni, router Wi-Fi, cuffie Bluetooth, smartwatch, videocamere, computer, sensori e numerosi altri dispositivi.

Un ambiente moderno è pieno di trasmissioni sulla banda dei 2,4 GHz, utilizzata sia dal Bluetooth sia dal Wi-Fi.

Il PB708 utilizza comunicazioni Bluetooth Low Energy burst e a bassa potenza. Invece di trasmettere continuamente come un dispositivo cellulare o un GPS con SIM, può emettere brevi pacchetti radio della durata di pochi millisecondi.

Un rilevatore di microspie, anche professionale, potrebbe quindi non intercettare il segnale se la scansione viene effettuata proprio nel momento in cui il dispositivo non sta trasmettendo.( servono strumenti appositamente creati per rilevare dispositivi di questo tipo.)

Anche quando il segnale viene rilevato, potrebbe essere confuso con le normali emissioni Bluetooth presenti nell’ambiente.

La persona potrebbe vedere una variazione sul rilevatore senza essere in grado di capire se provenga da:

  • un paio di cuffie;
  • uno smartwatch;
  • un telefono;
  • un sensore;
  • una stampante;
  • un’automobile;
  • un dispositivo domotico;
  • il PB708.

Questo rende la ricerca molto difficile per chi non possiede una preparazione tecnica specifica.

La difficoltà aumenta se il localizzatore è integrato all’interno di un oggetto, perché il rilevatore può indicare una generica presenza radio senza fornire automaticamente la posizione esatta del dispositivo. (spesso veniamo chiamati per trovare un airtag modificato o altri localizzatori ble nascosti su auto o moto, o per controllare oggetti personali, telecomandi , zaini , scarpe, giubbini, borse o ventiquattrore.

Un tecnico TSCM può comunque trovarlo

Non bisogna però presentare il PB708 come un dispositivo impossibile da individuare.

Un tecnico TSCM esperto può utilizzare strumenti e procedure molto più avanzate rispetto a un semplice rilevatore di gps.

La ricerca può comprendere:

  • analisi prolungata delle trasmissioni Bluetooth;
  • monitoraggio dei pacchetti radio;
  • confronto degli identificativi;
  • misurazione dell’intensità del segnale;
  • avvicinamento progressivo alla sorgente;
  • esclusione dei dispositivi conosciuti;
  • scansione in ambiente controllato;
  • ispezione fisica del bene;
  • analisi con strumenti professionali;
  • osservazione nel tempo delle trasmissioni intermittenti.

Le emissioni di pochi millisecondi possono sfuggire a una scansione veloce, ma possono essere individuate attraverso un monitoraggio sufficientemente lungo e con strumenti adatti. Noi utilizzaimo Delta X

La differenza principale non è quindi tra “rilevabile” e “non rilevabile”, ma tra una persona comune e un tecnico specializzato.

Una persona senza esperienza potrebbe non riconoscere il segnale oppure non sapere come separarlo dalle numerose emissioni presenti.

Un tecnico TSCM, invece, conosce il comportamento dei dispositivi Bluetooth Low Energy e può impostare una ricerca mirata.

Che cosa sarebbe potuto accadere usando il PB708

Se gli aiuti umanitari fossero stati monitorati con un PB708 configurato per il controllo autorizzato delle merci, la situazione avrebbe potuto essere diversa.

Il dispositivo avrebbe potuto essere integrato più facilmente all’interno della confezione.

Il trasportatore non avrebbe ricevuto il classico avviso anti-pedinamento tipico dell’AirTag.

Sarebbe stato quindi meno probabile che una persona comune individuasse immediatamente il localizzatore tramite una notifica sul telefono.

La cronologia avrebbe inoltre potuto conservare più rilevamenti con data e ora, permettendo di ricostruire il percorso.

In caso di interruzione della comunicazione, sarebbe stato possibile osservare:

  • l’ultimo luogo nel quale il dispositivo aveva trasmesso;
  • l’orario esatto;
  • la direzione seguita;
  • le soste precedenti;
  • l’eventuale ingresso o uscita da determinate aree;
  • il passaggio vicino alla destinazione prevista.

Questo avrebbe reso il controllo più utile dal punto di vista logistico.

Non avrebbe comunque fornito una prova assoluta di furto o deviazione. La posizione di un localizzatore indica dove si trova il dispositivo, non necessariamente chi lo sta trasportando o per quale ragione.

Il PB708 avrebbe però offerto maggiori informazioni per ricostruire i fatti.

AirTag e PB708 non sono la stessa cosa

La differenza fondamentale è nella finalità del prodotto.

L’AirTag è un accessorio consumer per ritrovare oggetti personali. È semplice da usare, riconoscibile, facilmente associabile a un account Apple e protetto da funzioni anti-pedinamento.

Il PB708 è più orientato al monitoraggio professionale di beni di lusso e investigazioni discrete.

L’AirTag è adatto per:

  • chiavi;
  • valigie;
  • zaini;
  • borse;
  • oggetti personali;
  • beni smarriti.

Il PB708 può essere più adatto per:

  • merci;
  • imballaggi;
  • attrezzature;
  • strumenti aziendali;
  • contenitori;
  • beni logistici;
  • oggetti autorizzati che richiedono uno storico degli spostamenti.
  • Supporto ad attività di controllo dinamico (e.g: pedinamento) effettuato da investigatori privati o forze dell’ordine.

L’AirTag èindividuato più facilmente perché genera avvisi e suoni.

Il PB708 è più sottile, meno riconoscibile e utilizza brevi trasmissioni BLE che possono essere più difficili da interpretare con strumenti generici.

L’AirTag mostra la posizione attuale o l’ultima posizione conosciuta.

Il PB708 offre una cronologia con orari precisi, per ricostruire un tragitto o un percorso.

L’importanza dell’utilizzo legittimo

La maggiore discrezione di un localizzatore non deve diventare un invito a seguire persone senza consenso.

Il PB708 deve essere utilizzato per controllare beni sui quali l’utilizzatore abbia un diritto legittimo.

L’uso corretto comprende il monitoraggio di merci proprie, attrezzature, mezzi aziendali, confezioni, colli e oggetti affidati a trasportatori nell’ambito di un rapporto trasparente e autorizzato.

Quando il localizzatore viene utilizzato in contesti lavorativi o logistici, è necessario valutare anche gli aspetti relativi alla privacy, ai contratti, alle informative e alle regole applicabili. Non può essere utilizzato per vedere dove va un dipendente.

Un dispositivo tecnicamente discreto non rende automaticamente legittimo qualunque utilizzo.

La tecnologia deve essere sempre associata a una finalità lecita, proporzionata e documentabile.

La lezione del caso Panama

Il sindaco di Panama ha avuto un’intuizione interessante: utilizzare la tecnologia per controllare la destinazione degli aiuti e offrire maggiore trasparenza ai cittadini.

Il problema non era necessariamente l’idea, ma la scelta dello strumento.

Un AirTag può essere molto utile per ritrovare un oggetto personale, ma presenta limiti evidenti quando viene utilizzato come dispositivo professionale di controllo logistico.

Le funzioni anti-pedinamento avvertono il trasportatore.

Il dispositivo può essere fatto suonare.

La batteria può essere rimossa facilmente.

La posizione mostrata può rappresentare soltanto l’ultimo rilevamento.

La cronologia non offre tutti i dettagli necessari per ricostruire l’intero percorso.

Un sistema più orientato all’asset tracking, come il PB708 nella configurazione descritta, può invece offrire alcuni vantaggi:

  • maggiore facilità di integrazione negli oggetti;
  • dimensioni ridotte e forma sottile;
  • trasmissioni brevi e a bassa potenza;
  • minore probabilità di essere scoperto da una persona non preparata;
  • storico delle posizioni;
  • orari precisi;
  • migliore ricostruzione del percorso;
  • maggiore utilità per logistica e controllo dei beni.

Il confronto non significa che l’AirTag sia un cattivo prodotto. Significa semplicemente che è stato progettato per un altro scopo.

Per ritrovare una valigia smarrita, un AirTag può essere eccellente.

Per monitorare una spedizione delicata, documentare un percorso o controllare beni aziendali, può essere preferibile un dispositivo pensato fin dall’inizio per l’asset tracking.

Perché Apple ha rafforzato gli avvisi anti-pedinamento

Per comprendere il possibile errore commesso nell’operazione degli aiuti umanitari, bisogna ricordare perché gli AirTag possono segnalare la propria presenza al telefono di chi li sta trasportando.

Gli AirTag sono nati per ritrovare oggetti personali smarriti, come chiavi, borse e valigie. Poco dopo la loro diffusione, però, sono emersi numerosi episodi nei quali questi piccoli dispositivi sarebbero stati utilizzati per controllare gli spostamenti di persone e automobili senza il consenso degli interessati.

Uno degli utilizzi criminali segnalati riguardava le automobili di valore. I ladri potevano osservare un veicolo parcheggiato in un centro commerciale o in un luogo pubblico, nascondere un AirTag in una zona poco visibile della carrozzeria e seguirne successivamente gli spostamenti attraverso la rete “Dov’è”.

In questo modo era possibile scoprire dove il proprietario abitasse, attendere che l’automobile venisse parcheggiata in un luogo più isolato e tentare di rubarla durante la notte. La polizia regionale di York, in Canada, documentò diversi casi nei quali alcuni AirTag erano stati collocati in punti nascosti di automobili di lusso per seguirle fino all’abitazione dei proprietari e preparare il furto. (Business Insider)

Sono stati inoltre denunciati casi di AirTag utilizzati per seguire donne incontrate in locali, ristoranti o altri luoghi pubblici.

Il dispositivo poteva essere inserito velocemente nella borsa, in una tasca del cappotto o tra gli effetti personali della vittima. In questo modo, chi lo aveva collocato avrebbe potuto cercare di scoprire dove la persona abitasse, quali luoghi frequentasse e quali percorsi compisse abitualmente.

Nel 2024, per esempio, una donna canadese dichiarò di aver trovato un AirTag all’interno della propria borsa dopo una serata trascorsa in un locale di Fredericton. Il dispositivo sarebbe stato inserito senza che lei se ne accorgesse. (Global News)

Un altro episodio molto conosciuto riguardò la modella Brooks Nader, che riferì di aver trovato un AirTag nella tasca del proprio cappotto dopo essere stata in un ristorante di New York. La notifica arrivò alcune ore dopo, mentre stava tornando a casa, mostrando che il dispositivo sconosciuto si era mosso insieme a lei. (ABC7 Los Angeles)

Non tutti gli avvisi ricevuti significano necessariamente che sia in corso un pedinamento: un AirTag potrebbe trovarsi su un oggetto prestato, in un bagaglio o in un’automobile condivisa. Tuttavia, i casi di abuso dimostrarono che un dispositivo economico, piccolo e collegato a una rete composta da milioni di telefoni poteva essere trasformato in uno strumento per il controllo illecito delle persone.

Apple aveva già previsto alcune protezioni contro il tracciamento indesiderato al momento della commercializzazione degli AirTag. In seguito alle segnalazioni di stalking e di altri utilizzi criminali, l’azienda ha però rafforzato progressivamente queste misure, collaborando anche con organizzazioni per la sicurezza e forze dell’ordine. (Apple)

Tra le protezioni introdotte o migliorate rientrano:

  • gli avvisi quando un AirTag sconosciuto sembra muoversi insieme a una persona;
  • la possibilità di visualizzare informazioni sul dispositivo;
  • il comando per farlo suonare;
  • la ricerca di prossimità sugli iPhone compatibili;
  • le istruzioni per localizzarlo e disattivarlo;
  • messaggi più chiari sul fatto che l’AirTag non deve essere usato per seguire persone senza consenso.

La persona che riceve la notifica può quindi cercare fisicamente il dispositivo e, una volta trovato, rimuovere la batteria. Da quel momento l’AirTag non è più in grado di trasmettere la propria presenza alla rete “Dov’è”. (Support Apple)

Inizialmente queste protezioni erano soprattutto integrate nei dispositivi Apple. La situazione è poi cambiata grazie alla collaborazione tra Apple e Google. Dal 2024, i due gruppi hanno introdotto uno standard comune per avvertire sia gli utenti iPhone sia gli utenti Android quando un tracker Bluetooth compatibile e sconosciuto sembra muoversi insieme a loro. La funzione è stata implementata su iOS 17.5 e sui dispositivi con Android 6.0 o versioni successive. (Apple)

Su Android, la persona può ricevere l’avviso, visualizzare l’identificativo del tracker, farlo suonare e leggere le istruzioni necessarie per disattivarlo. (Google Support)

Queste protezioni spiegano perché l’AirTag inserito negli aiuti umanitari è probabile che sia stato scoperto.

Il dispositivo non aveva alcuna possibilità di comprendere che l’intenzione del sindaco fosse seguire una scatola e non controllare il trasportatore. Per il sistema anti-pedinamento, il comportamento osservato era esattamente quello potenzialmente pericoloso: un AirTag separato dal proprio proprietario che viaggiava per molte ore insieme a un’altra persona.

Il telefono del conducente, di un addetto alla distribuzione o del destinatario potrebbe quindi aver mostrato un messaggio di allerta. La persona avrebbe potuto far suonare l’AirTag, trovarlo all’interno della confezione e rimuoverne la batteria.

È possibile che il sindaco conoscesse l’esistenza generale delle protezioni Apple ma non avesse valutato come queste avrebbero reagito durante una lunga spedizione. È altrettanto possibile che non fosse pienamente informato sul fatto che, oggi, anche molti telefoni Android possono rilevare automaticamente un AirTag sconosciuto.

L’iniziativa aveva una finalità di trasparenza e controllo degli aiuti, ma impiegava uno strumento progettato deliberatamente per non poter rimanere nascosto a lungo quando viaggia insieme a una persona inconsapevole.

Per questo la posizione ferma al giorno precedente può essere compatibile con una disattivazione volontaria: dopo aver ricevuto l’avviso, qualcuno potrebbe aver trovato il dispositivo e tolto la batteria. Resta comunque un’ipotesi, perché la mancanza di aggiornamenti potrebbe dipendere anche da schermatura, danneggiamento, assenza temporanea di dispositivi compatibili o separazione dell’AirTag dalla scatola.

Conclusione

Il caso degli aiuti umanitari dimostra che non tutti i localizzatori funzionano allo stesso modo.

Il sindaco di Panama voleva verificare che le donazioni arrivassero realmente a destinazione. L’intenzione era creare trasparenza e controllare il percorso delle scatole.

È possibile, però, che non avesse considerato pienamente le funzioni anti-stalking presenti su Apple e Android.

Un AirTag nascosto all’interno di una spedizione può generare un avviso sul telefono della persona che lo trasporta. La persona può farlo suonare, trovarlo e rimuovere la batteria.

L’ultima posizione aggiornata al giorno precedente è compatibile con questa ipotesi, anche se non costituisce una prova definitiva.

Il PB708 presenta una logica differente. È più sottile, più facile da integrare nei beni, può offrire uno storico con data e ora e utilizza brevi trasmissioni Bluetooth Low Energy che una persona senza preparazione tecnica potrebbe non riconoscere facilmente.

Non è impossibile da trovare, soprattutto per un tecnico TSCM esperto, ma è meno evidente rispetto a un AirTag o tag bluetooth simili che generano notifiche, possono suonare e hanno una forma immediatamente riconoscibile.

La vera differenza è quindi tra un dispositivo consumer pensato per ritrovare oggetti personali e un sistema più vicino al monitoraggio professionale dei beni e il mondo investigativo.

La tecnologia, in ogni caso, deve essere usata responsabilmente. La maggiore discrezione deve servire a proteggere merci, attrezzature e beni legittimamente controllati, non a seguire persone senza consenso.

L’iniziativa del sindaco aveva un obiettivo corretto. La lezione da imparare è che, per controllare una spedizione sensibile, non basta inserire un localizzatore dentro una scatola: occorre scegliere un dispositivo adatto, conoscere il funzionamento degli avvisi anti-pedinamento e disporre di una piattaforma capace di mostrare non soltanto l’ultima posizione, ma l’intero percorso con date e orari.

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